Veicoli a guida autonoma, motori elettrici e inediti modelli di mobilità. Don Dahlmann, giornalista ed esperto del settore, pensa che quello dell’auto e della mobilità individuale sarà un futuro appassionante. Ecco le sue riflessioni al riguardo.

«La richiesta mondiale di automobili non supererà il milione – se non altro per la mancanza di conducenti disponibili.» Sorprendentemente, questa frase è di Gottlieb Daimler, che dell’automobile è stato l’inventore.

Oggi il numero globale di veicoli è arrivato a 1,35 miliardi, anche senza conducenti. Il fatto che chi poteva permettersi un’automobile si mettesse anche al volante della stessa era, ai tempi di Daimler, del tutto impensabile. Nel corso degli ultimi cento anni, comunque, l’auto è diventata una condizione indispensabile a uno stile di vita moderno.

Eppure è arrivato il momento di abbandonare quest’idea: il futuro della mobilità sarà molto diverso da come spesso lo immaginiamo oggi.

Ma sulla questione se in avvenire sarà una persona o un computer a guidare torneremo dopo, e occupiamoci invece delle innovazioni disponibili già adesso.

L’esperto di mobilità Don Dahlmann accanto a una smart electric drive
Ad Amburgo, Don Dahlmann è ospite di smart electric base.

Uno: l’auto elettrica

Con ogni probabilità i veicoli del futuro – che si tratti di macchine private, taxi o mezzi pubblici – saranno azionati da motori elettrici. La questione di fondo è: da dove verrà ricavata l’energia?

Al momento tutti i produttori importanti puntano sulla batteria che, idealmente, è alimentata con corrente da energie rinnovabili. Già oggi si può fare affidamento su questa tecnologia che, inoltre, diventa di anno in anno più conveniente e in futuro sarà decisamente economica.

smart electric base

Tuttavia, soprattutto per chi deve percorrere lunghi tragitti in autostrada, la batteria presenta ancora due inconvenienti: l’autonomia e le operazioni di ricarica. Grazie alla ricerca, l’autonomia è andata gradualmente aumentando, ma ci vorrà ancora del tempo perché con la batteria si possano percorrere davvero 500 chilometri e oltre, in tutte le condizioni atmosferiche. Perciò oggi la mobilità elettrica interessa di solito la circolazione urbana oppure le tratte usualmente percorse dai pendolari.

Più colonnine di ricarica per la città

A questo si aggiunge la sfida dei tempi di ricarica, che ammontano a oltre un’ora. Questo può essere snervante per chi va di fretta e non ha la possibilità di ricaricare a casa o sul luogo di lavoro.

Perciò, parallelamente all’introduzione delle auto elettriche, è necessario creare un’infrastruttura per ricaricarle. Paradossalmente, questo è più semplice in campagna che in città, dove la gente abita in palazzi con tanti inquilini.

In effetti, non è che uno possa gettare un cavo elettrico giù dal terzo piano – sempre che abbia a disposizione un parcheggio proprio sotto casa. Comunque, esistono diverse proposte di soluzione valide, come le prese fissate ai lampioni. È arrivato il momento di ragionare su idee del genere.

Don Dahlmann parla alla smart electric base
L’esperto di mobilità ha partecipato con un intervento.

Batterie o celle a combustibile a idrogeno?

Un’alternativa alla batteria è l’alimentazione a idrogeno. La cella produce corrente a bordo dell’auto mediante idrogeno allo stato gassoso, a zero emissioni. Il serbatoio si riempie in cinque minuti, l’autonomia supera i 500 chilometri.

Naturalmente anche qui c’è un inconveniente. Da un lato non ci sono fabbriche in grado di produrre idrogeno da fonti rinnovabili, dall’altro finora la cella ha bisogno di platino, materia prima costosa, come catalizzatore.

E il platino è tra i metalli preziosi più rari al mondo. A prescindere dalla fonte energetica che si affermerà, comunque, il motore elettrico farà la parte del leone nei veicoli del futuro.

L’intervento di Don Dahlmann sul futuro della mobilità
Don Dahlmann durante il suo intervento sul «Futuro della mobilità».
Il workshop smart electric base
I partecipanti si scambiano impressioni

Due: il car sharing

Le grandi questioni di principio di tanti amici dell’auto – benzina, diesel, metano, ibrida o elettrica – non interesseranno più gran parte degli abitanti delle metropoli. Perché spesso non avranno più una macchina di proprietà.

Condivideranno invece un’auto con altre persone. Già oggi il car sharing è un settore che sta esplodendo. Solo in Germania, l’associazione federale CarSharing stima che gli utenti siano circa 1,8 milioni. La tendenza è una crescita esponenziale, specie nelle grandi città.

Il car sharing, infatti, è decisamente pratico. Non bisogna più occuparsi di tutto ciò che riguarda l’auto. Niente officina, niente riparazioni, niente manutenzione.

I parcheggi di solito sono gratuiti e spesso i servizi di car sharing mettono a disposizione vari modelli. Se ho bisogno di comprare dei mobili posso prendere una station wagon, per andare poco lontano mi basterà una microauto.

Don Dahlmann tiene un discorso sul futuro della mobilità
Uno sguardo al futuro della mobilità insieme a Don Dahlmann.

30 per cento di traffico e di emissioni in meno grazie al car sharing

Diversi studi prevedono che il solo car sharing sia in grado di ridurre il traffico urbano di fino al 30 per cento. Questo significa anche fino al 30 per cento in meno di agenti inquinanti o meno macchine che hanno bisogno di parcheggio.

Un vero sollievo per i residenti. Senza considerare i vantaggi di lungo periodo che derivano dalla riduzione dell’inquinamento, anche di quello acustico.

Chi comunque non vuol rinunciare a un’auto tutta sua, può utilizzare altre formule di condivisione. Che ci si rivolga a un servizio di car sharing o che si offra la propria auto a noleggio – entrambe le varianti presentano dei vantaggi.

Condividendo l’auto tramite un servizio, non ci sono spese di mantenimento. Si paga solo per i tragitti sui quali si è usata la macchina. Se si offre a noleggio la propria auto su una piattaforma peer-to-peer, si guadagna denaro. Con cui magari è possibile finanziare la rata del leasing.

Don Dahlmann fotografato con lo smartphone da uno spettatore
Dahlmann ha conquistato il pubblico.

Tre: l’auto connessa

Per far funzionare il nuovo mondo della mobilità, bisogna che le auto si connettano all’ambiente circostante. Questo accade già oggi: le informazioni sul traffico in tempo reale sono la normalità, le auto di alcuni produttori mostrano anche i prezzi, aggiornati al minuto, dei distributori di benzina.

In futuro l’auto comunicherà ancora di più con l’ambiente – cioè da un lato con gli altri utenti della strada, dall’altro con l’infrastruttura, per esempio i semafori.

I semafori potrebbero comunicare a un veicolo a guida autonoma quando scatta il verde, regolando il flusso del traffico in modo più rapido e attivo e riducendo così notevolmente il numero di ingorghi e incidenti.

Un passo ulteriore sarà la connessione con i dati del proprietario. Assistenti personali digitali come Amazon Alexa o Google Echo si potranno utilizzare anche dall’auto.

Inoltre, con i servizi in rete si potranno gestire le cosiddette smart home, o case intelligenti, e altri sistemi. In questo modo la macchina diventa una specie di sala comandi della vita digitale.

Don Dahlmann nella smart electric drive
Il car sharing e la mobilità elettrica saranno determinanti per il futuro.

Quattro: la guida autonoma

Il fatto che già oggi i veicoli possano guidarsi da soli è, per molti, sorprendente. In fatto di guida autonoma, l’industria automobilistica tedesca e i suoi fornitori hanno un ruolo pionieristico. Già oggi veicoli come la Classe S o la Classe E di Mercedes-Benz rappresentano un grande passo avanti in questa direzione.

L’automazione si misura su una scala da 1 a 5. Attualmente le auto di serie più all’avanguardia si collocano fra il livello 2,5 e il livello 3. Il conducente è ancora costretto a fare attenzione. Mentre guida, cioè, non può leggere le mail o guardare un film.

A partire dal livello 3 questo invece è possibile, almeno dal punto di vista teorico e tecnologico, visto che la legge non lo consente ancora. Ma già la generazione dei veicoli che arriverà sul mercato dal 2018 avrà queste capacità.

A fare davvero sul serio, però, si comincia con i livelli 4 e 5, dove l’intervento del guidatore non è più necessario. Se al livello 4 deve essere ancora presente, almeno fisicamente, una volta raggiunto il livello 5 scompaiono del tutto conducente e, insieme a lui, volante, acceleratore e freno.

Su auto del genere si stanno già effettuando test su strada – ma si prevede che verranno impiegate nella complessità del traffico urbano non prima del 2025.

Meno costi e più inclusione attraverso «pod» autonomi

Quando arriveranno i «pod» autonomi, la mobilità urbana cambierà radicalmente. Con un’app chiameremo la macchina, che arriverà da sola davanti alla porta di casa e ci porterà all’indirizzo desiderato.

Il costo di una corsa sarà calcolato e addebitato automaticamente, ma i prezzi saranno decisamente inferiori a quelli di oggi. Anziché due Euro al chilometro, potrebbero scendere a 50 centesimi. Per dieci chilometri, dunque, si pagheranno non 20, ma soltanto 5 Euro.

Ritratto di Don Dahlmann
Don Dahlmann, visionario della mobilità.

Un prezzo solo di poco superiore a quello dei mezzi pubblici. Inoltre il «pod» privato offre uno spazio tutto per sé, in cui rilassarsi o lavorare. Perciò la macchina, spesso data per spacciata, non scomparirà affatto.

Piuttosto, troverà spazi e scenari inediti, conquistando nuovi clienti: se un giorno l’auto viaggerà per le strade in maniera interamente autonoma, la mobilità sarà a disposizione di tutti, anche di chi finora non vi aveva avuto accesso.