Ti è mai capitato di rovinare la macchina per colpa di una buca? O di non riuscire a vedere bene la sera perché un lampione (o due) era rotto? Grazie alla nuova ondata di app che connettono i cittadini con le autorità locali, non dovrai mai più startene lì ad aspettare impotente che qualcuno risolva i problemi della tua zona.

Sulla Caledonian Road a nord di Londra c’è una cabina telefonica rossa. Dei vandali l’hanno distrutta. Tom Steinberg – il fondatore di mySociety, un’organizzazione no profit che dà potere ai cittadini attraverso la tecnologia – la supera senza nemmeno degnarla di uno sguardo; è uno spettacolo visto e rivisto già mille volte per chi vive in città.

Quando passa di nuovo di là, la cabina è stata riparata. Ma neanche il tempo di accorgersene che eccola lì di nuovo distrutta. È esattamente in quel momento, nel 2007, che gli viene il lampo di genio da cui nascerà Neighbourhood Fix-it – un sito web che permette agli utenti di segnalare i problemi a livello locale che hanno bisogno di essere “fixed”, ovvero sistemati.

Ben presto Neighbourhood Fix-It è stato ribattezzato FixMyStreet e nel 2008 è nata anche l’applicazione FixMyStreet. «Si può usare quest’app per segnalare cose rotte, sporche, danneggiate o lasciate in stato di abbandono; cose che necessitano di essere riparate, rimosse o pulite – come graffiti, escrementi, buche o luci non funzionanti», spiega Matthew Somerville, sviluppatore di FixMyStreet.

«Si possono anche includere foto e dettagli del problema. Noi ci occupiamo quindi di trasmettere l’informazione al distretto o all’ente responsabile, come TFL (Transport for London) per quanto riguarda i semafori a Londra».

L’app FixMyStreet nasce nel 2008.
L’app FixMyStreet nasce nel 2008.
Foto: FixMyStreet

Quasi 260.000 problemi segnalati sono stati sistemati

È un’app intuitiva e semplice da usare che fa tornare il potere nelle mani dei cittadini, i quali si lascerebbero altrimenti scoraggiare dalla procedura classica di segnalazione, lentissima e spesso piena di intoppi. Negli otto anni trascorsi dal lancio di FixMyStreet, sono state fatte quasi 660.000 segnalazioni in centinaia di distretti del Regno Unito – e quasi 260.000 sono state sistemate nel più breve lasso di tempo possibile.

In realtà il numero di problemi risolti è probabilmente più alto, spiega Myf Nixon, responsabile marketing di FixMyStreet, dato che molte persone che segnalano un problema non ritornano poi per spuntarlo come risolto.

Non si tratta di un processo a senso unico: con FixMyStreet i distretti britannici possono facilmente comunicare con i propri cittadini, creando un rapporto molto più interattivo. «Le segnalazioni vanno a finire negli stessi circuiti e-mail in cui arrivano le segnalazioni fatte attraverso il sito ufficiale del Consiglio», dice Nixon. «I membri del Consiglio possono rispondere alle segnalazioni semplicemente cliccando su “rispondi”, come farebbero con qualunque altra mail».

Non sono solo gli utenti a trarre vantaggio da quest’app, anche le autorità locali britanniche ne raccolgono i frutti. «Gli utenti sono veri e propri osservatori sul campo», approfondisce Nixon. «Forniscono molte più informazioni sulla comunità locale di quante ne potrebbero raccogliere i collaboratori del Consiglio». Il risultato è un processo razionalizzato, semplificato e lineare che sprona a migliorare la città in modo efficiente, attraverso la collaborazione.

Con quest’app puoi segnalare un problema nel tuo quartiere in modo molto semplice.
Con quest’app puoi segnalare un problema nel tuo quartiere in modo molto semplice.
Foto: FixMyStreet

Un fenomeno globale

Il concetto di mettere in contatto i cittadini con le autorità locali non è un’esclusiva del Regno Unito – l’idea alla base di FixMyStreet si è diffusa in tutto il mondo. In Brasile, un paese noto per la corruzione e i mezzi di comunicazione lacunosi, un’app chiamata Colab connette gli abitanti con i funzionari della città, nell’intento di migliorare la situazione.

Bruno Aracaty e Gustavo Maia, co-fondatori di Colab, ci hanno pensato per la prima volta mentre, nel 2012, sviluppavano una campagna politica per le elezioni municipali di Recife, un porto marittimo di un milione e mezzo di abitanti nel nordest del Brasile. Già allora la tecnologia al servizio del sociale giocava un ruolo importante: dopo aver utilizzato un sondaggio su Facebook per chiedere quali fossero i problemi più importanti in città, hanno ricevuto 50.000 risposte in una sola settimana.

«Ci siamo resi conto che la gente sentiva il bisogno di un mezzo di comunicazione efficace per rivolgersi al governo e ai politici», ha raccontato Aracaty al Guardian. «Abbiamo ideato un social network aperto e trasparente in cui i cittadini possano entrare in contatto tra di loro e con le proprie amministrazioni locali».

Sviluppando ulteriormente quest’idea, hanno lanciato Colab nel 2013, concentrandosi su Recife, ma con un tale successo che San Paolo ha subito voluto farne parte. Nello stesso anno hanno vinto il concorso AppMyCity! che premiava la migliore app ideata per lo sviluppo della vivibilità delle città. Oggi Colab vanta circa 50.000 utenti in tutto il Brasile e ha in programma di espandersi in altre città e, col tempo, nel mondo intero.

La piattaforma C2G (citizen-to-government) è stata inaugurata nel 2013.
La piattaforma C2G (citizen-to-government) è stata inaugurata nel 2013.
Foto: Colab

Gli Stati Uniti e non solo

New York City. Dopo aver lavorato per una decina d’anni nell’amministrazione cittadina della California, di Washington D.C. e persino della Grande Mela, nel 2010 Lily Liu lancia PublicStuff. Si tratta di un’altra app che permette ai cittadini di inviare richieste alle proprie amministrazioni locali e finora oltre 200 città statunitensi hanno adottato la piattaforma come canale ufficiale di comunicazione, tra cui Philadelphia, North Miami Beach, e Palo Alto – considerata la città-casa di Apple.

L’adozione su così ampia scala di PublicStuff non sorprende date le sue caratteristiche uniche. La tecnologia One Voice, che offre una traduzione simultanea in 16 lingue, è particolarmente ingegnosa e si è dimostrata molto utile per le comunità plurilingue.

«Se provieni da una famiglia in cui si parlano più di una lingua e la tua città ti dà solo un menu in inglese per navigare sul telefonino o su internet, non riesci a comunicare in modo soddisfacente», ha detto Liu a Fast Company. In sostanza, la speranza è che PublicStuff compia una sorta di evoluzione: passare dal risolvere problemi come marciapiedi e lampioni rotti allo spingere le persone a voler migliorare in modo attivo la propria comunità.

Le autorità devono ancora aprirsi molto

Tutto questo sfiora soltanto l’argomento, poiché da FixMyCity in Germania a iChangeMyCity in India, le app “civiche” continuano a spuntare fuori in tutto il mondo nel tentativo di creare delle città in cui sia più bello vivere, lavorare e giocare. «In queste app c’è un grande potenziale per contribuire all’azione comunitaria e a un governo aperto», dice Somerville parlando di un futuro radioso.

Prosegue tuttavia con un avvertimento: «dipende tutto dalla volontà delle organizzazioni governative di migliorare il proprio modo di operare; in molte città del Regno Unito è ancora vietato riprendere le riunioni del Consiglio e non vengono nemmeno pubblicate – oppure lo sono ma in modo estremamente complesso – le decisioni prese».

Se le autorità cittadine di tutto il mondo diventassero un pochino più trasparenti, allora quel futuro in cui si può costruire insieme, in modo coeso, le comunità in cui viviamo – con un semplice tocco sul telefonino – sarebbe proprio dietro l’angolo.

L’app tedesca FixMyCity permette ai cittadini di creare, ricercare e leggere le varie segnalazioni.
L’app tedesca FixMyCity permette ai cittadini di creare, ricercare e leggere le varie segnalazioni.
Foto: FixMyCity

Immagine di testata: Colab